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Moja: la Rassegna Stampa 

 

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L'arte protagonista a Cascina Roland

 

Villarfocchiardo - Moja evoca atmosfere irreali e invita a superare la linea che separa la realtà da una dimensione sfuggente, lontana ed invisibile.  Sulla tela pochi colori, essenziali, vivissimi, si dissolvono in un'esplosione di luce. Tutto sembra diventare evanescente, anche il confine tra figurativo e informale si fa sfuggente. I tramonti infuocati, il blu infinito di un cielo senza nubi, l'ombra misteriosa di un bosco, diventano l'evocazione di un paesaggio interiore, un viaggio negli spazi illimitati dell'anima.

Le pennellate corpose, che sintetizzano all'estremo le forme, creano "Ritmi orizzontali", segnano l'incontro tra cielo, terra e mare, ad indicare l'eterna dualità tra spirito e materia che si sfiorano e sovrappongono.

(Arianna Castagno - La Valsusa 5/07/2007)

 

Moja e Greta, i dialoghi su tela

 

Torino - S'intitola "Dialoghi su tela" la mostra ospitata dal 30 marzo al 5 aprile nel chiostro della Santissima Annunziata in via Po 45, bipersonale che ospita le opere di Maria Rosa Giovenale, in arte Moja, e Greta Stella, entrambe allieve del Maestro rivolese Antonio Carena.

Moja, pittrice alpignanese che da anni è attiva sul territorio con mostre, personali e non solo, ha espresso la sua arte in varie fasi, che si leggono guardando in sequenza i suoi quadri. L'ultima è la più affascinante: i contorni sono spariti, è rimasta l'essenza delle cose. Ci sono però le pennellate, forti, aggressive, i colori, mai banali ma graffianti, i tratti, che quasi sembrano tagli, andati ad incidere il quadro e gli animi di chi guarda. Figurazione e astrattismo si fondono, la tela strabordante di segni colpisce: va a raffigurare quello che ci si aspetta riuscendo nel difficile compito di far andare oltre con la mente.  (...)

(Chiara Priante - Luna Nuova 30/03/2007)

 

Visioni improvvise di configurazioni naturalistiche

 

La pittura naturalistica ha una storia antica, dal "Giardino" nell'affresco di Prima Porta (Roma, Museo delle Terme) alla rivoluzione degli Impressionisti e tuttavia seduce ancora gli artisti. "C'è qualcosa di nuovo, anzi d'antico" nel paesaggio, che non è soltanto la configurazione dell'ambiente, la vegetazione, le acque, i colli e i monti, non è soltanto il fascino del colore, l'impasto della pennellata o la gestualità della spatolata; il paesaggio oggi attrae l'interesse dei pittori per le valenze di beni perduti o in via d'estinzione. In un territorio brutalmente urbanizzato, in una civiltà che tende sempre più alla concentrazione metropolitana, il paesaggio è il "lost paradise", il paradiso perduto dello smarrito bipede pensante, pellegrino, più che inquilino, del "villaggio globale". Chi potrà mai recuperare il giardino di delizia se non il poeta, il musicista e massimamente il pittore che lo prefigura e lo raffigura in chiave lirica e nostalgica? Ecco allora, tra gli artisti insofferenti di muri e di asfalti, Moja allarga il respiro su impressioni corrusche di verdi, di gialli, di azzurri catturati come ultimi sprazzi di vegetazione residua. Moja coglie il percetto con sguardo fugace, giacché la dinamica convulsa della quotidianità vieta di soffermarsi a godere della conformazione vegetale e delle specie che ne sono vita e, con la rapidità che muove gli impulsi dei sentimenti, accenna a “forme amorfe” - ossimoro inconscio - di paesaggio che suggeriscono la provvisorietà stagionale e storica del verde naturale.

Appare, in Moja, il timore che prossimamente, da un istante all’altro, la natura possa estinguersi senza speranza di rinascita, onde l’Artista, concitatamente, si affretta a fissare sulla tela la meraviglia che lo sguardo recepisce, nell’ansia che il dileguarsi del Creato possa essere più veloce della pennellata che rende la forma percepita. Si deduce da ciò la sensibilità della pittrice che si accosta al paesaggio con l’anelito di trattenere l’imminente dissolvimento del verde vegetale nella forsennata corsa alla rapina naturalistica, perpetrata da invasori istituzionali che "defraudano il popolo, per il popolo, in nome del popolo". Si riafferma, così, il ruolo dell'artista di denunziare i danni del sistema, attraverso l'espressione e la figurazione (si ricordi La Zattera della Medusa) e custodire nel pregio dell'opera d'arte i valori che l'incivile "civiltà" ignora o trascura o distrugge in nome di un progresso che è solo profitto per pochi.

Moja, con accenni di colore, con sintesi estrema di forma, quasi informale, con ampi campi di bianchi-luce suggerisce, più che rappresentare, situazioni, momenti e sentimenti, episodi e circostanze di una realtà non oggettuale ma interiore, quasi concettuale, se pur ricca di emozioni espresse nel concitato incedere pittorico.

Il gesto creativo, l’accenno sospeso, l’istantaneità della fattura esecutiva della pittura di Moja offrono allo spettatore apparizioni fugaci, temporanee e tuttavia compiute, delle scelte tematiche dell’artista, paesaggi e soggetti dinamici (vaporiera del bel tempo antico), in una variegata gamma di soluzioni autonome ma tutte coordinate in un racconto che è vita e storia di una natura in bilico fra lo sforzo di sopravvivenza e la minaccia di annientamento.

Certamente l'agone favorirà il Creato, ma la paventata sua scomparsa genera apprensione nelle anime sensibili, quali sono gli artisti, massimamente se appartenenti all'altra metà del cielo.

(Enzo Papa - Corriere dell'Arte 16/09/2006)

 

"Oltre il colore": l'arte di Moja per casa Aschieri

 

Bussoleno - Casa Aschieri ospiterà per dieci giorni la personale di Maria Rosa Giovenale, alias Moja. "Oltre il colore", titolo dell'esposizione, comprende tre serie di quadri dell'artista alpignanese. Opere che l'edificio medioevale saprà presentare dando loro il giusto valore. 

"Oltre il colore" è soprattutto emozione, viaggio nell'immaginario. 

La partenza, la serie Oltre, sono tele che raccontano di luoghi lontani, atmosfere irreali e chimeriche, attraverso un'esplosione di colori dominanti, di contrasti solo apparenti tra rosso e giallo, tra diverse tonalità di blu. Paesaggi che della realtà catturano solamente la suggestione.

Il viaggio, la serie Gialla. La tela diventa materia su cui fermare, incidere, rami fioriti che paiono danzare. L'indefinito prende forma nella mente e il giallo, elemento egemonico, diventa base solida di una natura solo apparentemente sradicata dal suo ambiente.

L'arrivo, la serie Verde. Fiori, piante e acqua si riambientano in un paesaggio morbido, l'impressione che resta quando il tempo sbiadisce i particolari. Atmosfere a volte chiare a volte cupe, determinate solo da quello che l'artista ha voluto raccontare attraverso pennellate e decise e indefinite.

Moja è tra gli autori partecipanti alla mostra itinerante "Venti artisti per dire No Tav". (...)

(Paola Meinardi - Luna Nuova 19/09/2006)

 

La pittrice alpignanese, in arte Moja, crea un legame sapiente fra realtà e fantasia

 

Giovenale, emozioni

 

Un segno fresco, capace di spaziare dai pastelli agli acrilici

 

La pittura di Maria Rosa Giovenale, in arte Moja, artista di Alpignano, si basa sull'immaginazione che sostituisce il ricordo, è capace di associare la figurazione all'astrattismo, in un gioco evocativo che richiama alla memoria ricordi sfocati di un paesaggio piuttosto immaginario, all'interno di un legame tra realtà e fantasia.

Dopo le lezioni di pittura frequentate da adolescente, Maria Rosa Giovenale ha praticato l'arte nei laboratori di disegno e di modellaggio delle scuole elementari, dove esercitava la professione di maestra. Da circa otto anni ha ripreso l'attività pittorica eseguendo le prime sanguigne e proseguendo poi con gli acrilici. "Ho seguito laboratori di modellaggio e creta - racconta - prima di approdare all'atelier del Maestro Antonio Carena, a Rivoli, che da cinque anni mi dà lezioni. Ho realizzato la mia prima personale nel 2000 al Castello di Moncrivello, con opere prevalentemente figurative, sanguigne e lavori ad olio raffiguranti animali e figure femminili, di cui cerco di cogliere l'estrema eleganza formale, la sensualità e lo spessore emotivo. Sono poi seguite diverse personali: a Torino, come alla Grotta di Merlino; a Rivoli, per "Vetrine d'Artista"; ad Alpignano e diverse collettive, a Narzole, Cherasco, alla Sala delle Arti di Collegno, a "Pittori in Piazza" di Rivoli, alla Villa Tesoriera di Torino. L'ultima personale è stata presso lo Spazio Culturale Alberghina a Torino, in occasione della mostra intitolata "Natura Viva", dove ho esposto opere suddivise in due sezioni: la prima era tutta dedicata a paesaggi di tipo post-impressionista, la seconda a visioni più materiche, informali." Ultimamente la pittrice ha proposto nella mostra intitolata "Segni" al Cenacolo Casorati una piastrella dal titolo "Natura Viva".

La sua pittura si rivela fresca, capace di spaziare dai pastelli agli acrilici, agli olii, ai lavori su carta, stoffa e vetro, in un gioco sempre molto attento alla luce e alla proporzione. 

Sabato 28 maggio Moja ha partecipato alla manifestazione artistica "Profumo di Cultura", promossa ad Alpignano dalla Associazione Centro Storico, sotto la supervisione dello scrittore Franco Nervo. Ha presentato una ventina di piastrelle e sette acrilici; il soggetto era basato prevalentemente su paesaggi. Lunedì 13 giugno scorso, al Circolo della Stampa di Torino, è stato presentato il volume di poesie di Caroli e Schenone, dal titolo "La forma dei sogni", contenente diverse illustrazioni, tra cui una di Giacomo Soffiantino e una di Moja dal titolo "Essenza".

Moja è un nome d'arte, che è in realtà l'appellativo che l'artista dava a se stessa nell'infanzia e che ha poi scoperto che, in maghrebino, significa "risacca". Tra le opere realizzate da Moja quella intitolata "Caduta libera" ha vinto il Premio Nazionale Rosso alla 40esima "Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea" di Santhià e viene esposta quest'anno nella collettiva  di fine giugno alla "Promotrice delle Belle Arti". Moja ha anche illustrato tre volumi scritti dal marito Franco Nervo, sulla saga arturiana ispirata al Laboratorio Musicale del Graal, iniziata con "La Porta di Samain" e proseguita con "Le Rune di Mygradyn", per cui ha dipinto "Yucatan". Da poco è stato presentato il terzo volume della serie, intitolato "L'Ombra del Graal", con l'omonimo disegno in copertina.

Moja, che con i suoi dipinti cattura l'energia della natura, usa pochi essenziali colori importanti, come il verde, il giallo, con tocchi di rosso e di blù, con ampi frammenti di bianco che riconquistano lo spazio. Nelle sue tele a predominare è il verde, simbolo del suo amore per la natura, accompagnato da accese macchie, ora di blù, ora di azzurro cielo, ora di giallo, all'interno di un'interpretazione poetica del reale.

(Lara Lotti - Arte & dintorni 30/06/2005)

 

Apparire e scomparire nelle figurazioni di Maria Rosa Giovenale

 

Dissolvenze tonali

 

La figurazione nei dipinti di Maria Rosa Giovenale (Moja) è un racconto evanescente della natura.

L'invisibile è un solco percepibile in cui la vera certezza dell'esistenza ha il suo più alto contenuto nell'apparenza, in quanto l'impercettibile si mostra, ma non è. La dissolvenza tonale e formale si getta strepitosa in onde sonore, come echi fluttuanti all'infinito, nell'atmosfera. Quasi sempre la macchia cromatica centrale, protagonista, distribuisce verso le angolazioni della struttura pittorica illimitati spazi che fissano in un'unica solvenza un'estensione della catarsi. I fiori, i prati, le sorgenti fascinose, richiamano alla purezza, al desiderio di non contaminazione dei mondi interrotti dal brulicare di cementi sempre in crescenza.

Nelle opere artistiche di Moja, si odono le folate di vento, il frusciare delle foglie, tutto concede intensità inarrestabile, sensazione che avvolge e si dilunga anche dopo aver visionato attentamente un suo quadro. L'ambiguità e l'inquietudine sono elementi costanti che non si sopperiscono all'istante, ma rapiscono e inebriano la mente, lo spirito.

La spiritualità è celata in mezzo all'inviluppo delle frasche, nei folti boschi verdeggianti, e chi non è insensibile viene investito dalla dimensione soprannaturale che regna in ogni opera della pittrice e che sotto forma di rebus si stabilizza per incorporarsi e farsi catturare dai più abili fruitori. I fusti, le chiome spettacolari degli alberi, come spettri impersonati, sorgono dal nulla, senza spazio, né tempo e come in un'aura d'estasi si rigettano con slancio dal punto in cui si sono originati.

I graffiti man mano si scindono, fino a penetrare essi stessi in un mondo pittorico dove il segno si dirime in pura alienazione e tutto lo spazio pittorico si veste di un unico timbro spirituale... Il soffio incandescente di una ricerca  senza sosta, volta a sovrapporre i piani senza distinzione di onirismo e realtà.

(Maria Grazia Spadaro - Arte & dintorni 20/01/2005)

 

Le opere di Moja in esposizione

Grandi, spesse, piene pennellate di colore corposo, quasi strisce che prendono possesso della tela e catturano la vista, pochi essenziali colori importanti, verde su giallo con tocchi di rosso o di blù, e ampi frammenti di bianco che affiorano e riconquistano lo spazio. Questa l'ultima frontiera dell'opera di Maria Rosa Giovenale, in arte Moja, pittrice di Alpignano da qualche anno celebre anche nel torinese, allieva del maestro Antonio Carena.

Numerosi i successi ottenuti ad alcuni concorsi di rilievo, nonché riconoscimenti illustri di merito: insieme alla partecipazione con un'opera donata all'Asta benefica di solidarietà per il Comitato di Collaborazione Medica (al fianco di grandi nomi, quali Soffiantino, Chessa, Casorati, Campagnoli), si ricorda il "Premio Nazionale G. Sciltian" ricevuto lo scorso maggio a Santhià in occasione della Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea. "Si tratta di una mostra cui prendono parte alcuni fra gli autori più importanti del paesaggio artistico italiano contemporaneo, ed un evento ufficialmente sponsorizzato da massime autorità istituzionali, quali il Presidente della Repubblica, della Camera, del Senato e il Papa" spiega l'artista. La semplice partecipazione alla mostra, dal momento che avviene solo previa selezione ed invito personale, è dunque segno di riconoscimento, l'assegnazione di un premio nazionale ne moltiplica il valore.

Ora Moja sarà protagonista di una mostra torinese a lei interamente dedicata: la personale dal titolo "Natura Viva", inaugurata mercoledì 22 dicembre presso lo Spazio Culturale Studiottico Alberghina di via Po 39 (Torino). "Vi saranno esposte una trentina di opere, alcuni piccoli esempi dei lavori del 2001 e 2002, ancora legati al figurativismo, ma soprattutto tele del 2003 e 2004. Due i filoni principali: uno più 'vecchio', post-impressionista, e uno più recente, post-informale". Da qualche mese i lavori di Moja rivelano infatti una nuova tendenza a forme più materiali, un'idea di maggiore spessore, pur sempre focalizzate all'espressione di una natura e vegetazione rigogliosa, presente, ricca: "il maestro Carena mi lascia grande libertà, ma riesce a far scaturire quello che si cela nella propria interiorità, il suo appoggio è quasi atto di maieutica... così, giocando, sperimentando con i miei paesaggi verdi, ho scoperto nuove pennellate, nuove forme, il ruolo degli spazi bianchi".

(Serena Oggero - La Valsusa 16/12/2004)

 

Una moneta d'oro a Moja

E' un'alpignanese la vincitrice del concorso di arti figurative "Anita Sham Kambli" giunto quest'anno alla quarta edizione. Il concorso è intitolato ad una bimba indiana, adottata a distanza dall'associazione Diogene, organizzatrice dell'evento insieme al Comune di Collegno, Provincia di Torino, Regione Piemonte.

I partecipanti sono stati circa 120, provenienti da più parti d'Italia. Quest'anno sono state previste due categorie: sopra e sotto i 20 anni. Undici giovani artisti hanno partecipato a quest'ultima. Per la categoria over 20, il primo premio, una moneta in oro, è stato assegnato all'alpignanese Maria Rosa Giovenale, in arte "Moja", per il quadro "Lo specchio di Narciso".  La giuria lo ha scelto perchè "il dipinto ha un'intensità particolare per i giochi di luce acquatica". Il quadro, dipinto in colori acrilici, è l'espressione dell'attuale stile di Moja, che (sotto gli stimoli del M° Antonio Carena, di cui è allieva da tre anni) ha operato una sintesi fra il figurativo, la ricerca cromatica, gli esperimenti "graffitati". La sua produzione attuale si estrinseca nel ripetuto utilizzo del colore verde, talvolta unico colore utilizzato, in una serie di paesaggi, a volte appena accennati, di boschi, brughiere, paludi, laghi. E' il terzo anno che Moja partecipa al concorso "Anita Sham Kambli" e l'anno scorso aveva già ottenuto una menzione della giuria.

Tutti gli alpignanesi potranno tra breve ammirare un'opera di questa artista: insieme all'amica e collega Maria Rosa Frigieri, sta realizzando il drappo del Palio dij Cossòt 2003.

(La Valsusa 27/3/2003)